L'arte
Da dove arriva questa grande passione?
Comincio col chiedermi cos’è la creatività.
Chissà da dove arriva, se è innata o si acquisisce nel tempo. Credo sia un’abilità che si acquisisce, alla fine ogni bambino è curioso del mondo. Si, la creatività è il vero motore del genere umano. E non perché ci ha permesso di migliorare notevolmente le nostre condizioni di vita ma perché la rende bella. Permette di trovare soluzioni a problemi, di vedere fuori dal cerchio, di capire la meraviglia di questo mondo, di adattarsi a tutto. E non c’è creatività senza curiosità. Forse per questo mi sono avvicinata all’arte. Fin da piccola mi piaceva farmi domande e disegnare è sempre stata una grande passione (avrei voluto fare la disegnatrice di animali alla Disney nei sogni di bambina).
Poi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, la vita (o forse meglio dire la nostra società) fa prendere altre strade. Ricordo alle medie quando era il momento di scegliere che scuola avrei fatto, c’era quella domanda che già girava nella mia testa, e vi assicuro che non ce l’ho messa io e nemmeno i miei genitori. La domanda era “e poi se fai l’istituto d’arte cosa vai a fare?”. Quella domanda aveva messo in dubbio la mia voglia di disegnare. Bene, mi dissi, allora andrò a fare il liceo, come se il liceo desse milioni di sbocchi nel mondo del lavoro.
Faccio lingue, professori fantastici che annaffiavano il terreno fertile della mia mente.
Fatta la maturità torna quella voglia di disegnare e di nuovo in contrapposizione quella domanda. Mi dico che questa volta andrò a fare l’accademia. Brera penso, ma anche Venezia. E se questa volta la domanda sul mio futuro riesco a metterla da parte, ci pensa la crisi a farmi cambiare i piani. E’ il 2008, qui si deve lavorare. Studiare fuori non se ne parla, costi troppo alti che nemmeno mi azzarderei a chiedere di coprirmi.
Che fare allora? Secondo la normale logica, quale facoltà migliore per una con la passione per la creatività se non la facoltà di economia e commercio? Io, che al liceo avevo quattro in matematica e mai avrei detto che mi sarebbe servita.
Così mi iscrivo qui a Trento, dicendomi che se ce la fanno gli altri ce la farò anch’io. E così sembra… Passo gli esami, vado bene in quelli di diritto, meno in quelli di calcolo ma finalmente con dei bravi professori che ti spiegano bene la crisi dei mutui sub-prime e degli Stati Sovrani, capisco anche come va il mondo (e ammetto che non mi piace molto). Interessante anche capire la differenza tra vivere l’attualità o studiarne la storia una volta passata. Raccontare la crisi del ’29 ha un sapore, te la puoi immaginare ma mai vivere veramente. Vivere le crisi ne ha un altro. La storia è passata, l’attualità invece te la vivi da dentro e non ti permette quel distacco utile per capire come vanno realmente le cose (o forse le capisci meglio proprio perché ci sei dentro?).
Vabbè… dicevo che studiavo economia. Poi succede qualcosa di strano. Mi mancava un esame. Finanza aziendale precisamente, peraltro spiegata da un professore fantastico. Ma non c’è verso. Sono convinta di avere qualche forma di sindrome di Asperger secondo cui io sono un genio e quello che gli altri impiegano un mese a studiare, io riesco ad impararlo in meno di due settimane.
Scopro a mie spese che sono tutto fuorché un genio e anzi… in finanza, per fortuna vostra, non ci arrivo proprio, e mentre dovevo preparare l’esame cosa decido di fare? Di cercare nel magico mondo dell’internet come si dipinge ad olio (notare che non stavo chiedendo a Google la formula del beta del rendimento di un portafoglio di mercato ma proprio “come dipingere ad olio”). Lì vedo due artisti che dipingono ghiacciai. Folgorata. Ho sempre visto l’arte come complessa, tutto un casino sopra il casino dove ti serve una laurea in ingegneria aerospaziale sommata a quella in nano-tecnologie e una base di disegno giusto per sapere che il pennello va sporcato dalla parte delle setole, per capire perché una sedia non è una sedia mentre un estintore è un estintore (grazie Giacomo… mi hai aperto un mondo quel giorno).
Vedere quei due artisti mi ha fatto capire che uno fa l’arte che gli pare. Io mai avrei pensato di poter disegnare quello che mi piaceva, troppo banale e scontato. Invece, dopo aver visto loro, ho capito che potevo farlo anch’io! Anch’io potevo disegnare la neve, una delle cose che mi piacciono di più al mondo! Quel giorno ho detto all’esame di finanza che non doveva prenderla sul personale. Non era lui ed il suo essere troppo complicato il problema. Il problema ero io. Così ci siamo detti addio e finalmente mi sono buttata tra le braccia dell’arte. Questo mi ha portato in Groenlandia, alle Svalbard, in Islanda, a Vienna, insomma… In posti che non avrei mai visto se avessi continuato a frequentare finanza ed i suoi disturbi di personalità. Si, seguire le proprie passioni da un senso a questa vita. Sarà anche una frase fatta ma è la verità. E alla fine la pittura mi ha fatto capire una cosa. Sono le cose semplici ad essere veramente importanti. Che semplice non significa facile. Semplice significa capire cos’è superfluo e cosa no. E forse è proprio per questo che la mia pittura è semplice. Mi permette ci comprendere ciò a cui dare importanza e a cosa no.