L'hummus hummussonissimo della Cinni
Eravamo nei boschi sopra casa con Boo (il nostro pastore tedesco) per una passeggiata. Era primavera, maggio credo. Discutevamo delle difficoltà di quel periodo, quel maledetto periodo post-Covid e di tutte le incertezze che lo caratterizzavano. La stagione estiva, vista la situazione post-emergenza, non sembrava delle più rosee. Durante il lockdown, navigando su Instagram, ho conosciuto Cucina Botanica, una giovane ragazza che divulgava la cucina vegetale e cominciava a farsi strada nel mondo dei social. L’anno precedente a questa scoperta, smisi di mangiare carne per motivi etici e ambientali, perciò il profilo di questa ragazza mi incuriosì parecchio. Da lì sperimentai la cucina vegetale e ne rimasi piacevolmente sorpresa.
Quel giorno, sul tronco nel bosco, raccontai a mia sorella dei piatti che provai a fare e di quanto buoni fossero. Così ci venne l’idea di creare un angolino all’interno della sala da pranzo dedicato alla cucina vegetariana, non interamente vegana, così da permettere anche ai più scettici di provare il cibo vegetariano, che ahimè tantissimi sottovalutano. Questo angolino non voleva essere solo un semplice ristorante vegetariano, ma doveva avere uno scopo ben preciso che vi spiego dopo. Inizialmente pensammo di creare una parte apposita in fondo alla sala da pranzo, delimitata da una staccionata di legno, con il parquet, i tavoli fatti in un certo modo e gli accessori che lo avrebbero distinto. Ma col senno di poi, creare una zona come l’avevamo pensata avrebbe comportato una certa spesa che in quel momento era meglio evitare, oltre al fatto che gli ospiti esterni all’hotel avrebbero dovuto attraversare la sala e passare davanti alla siura Maria & Co, che alloggiavano nel nostro hotel da oltre 30 anni. Perciò Gloria propose di farlo all’interno del suo laboratorio d’arte. Inizialmente ci parve un’idea assurda, visto l’immenso casino che padroneggiava in quella stanza. Ma a seguito di riflessioni e dibattiti arrivammo a un compromesso. Dopo un’intera giornata a sistemare e pulire, la saletta prese una fisionomia completamente diversa, come Cenerentola in abito da sera prima della mezzanotte. Ci fermammo a guardarla e non poteva essere location più azzeccata. Cenare vegetariano circondati da colori, pastelli, pennelli e un’infinità di quadri legava lo scopo di quel ristorante con l’arte di Gloria.
Tornando alla “missione di tutto ciò”, tutti sappiamo al giorno d’oggi, o ci capita sotto gli occhi di leggere, quanto la terra stia soffrendo a causa nostra, e uno dei tanti motivi è l’emissione di CO2 derivante dagli allevamenti intensivi dovuti all’enorme consumo di carne e prodotti animali che ne facciamo. Perciò, senza dilungarmi troppo, l’Arte dell’Orto è nato proprio con l’intenzione di fare la differenza scegliendo di mangiare sano, buono e rispettoso verso il pianeta. Oltre ad avere un menù interamente vegetariano, i piatti su cui vengono servite le pietanze sono interamente fatti a mano da artigiane toscane, piacentine e polacche, che ho scoperto sempre navigando in internet.